martedì 8 ottobre 2013

L'acqua alla spina e il rubinetto.


L'acqua alla spina è migliore di quella dei rubinetti ?

Si tratta della stessa acqua che arriva nelle nostre case. In teoria l’acqua delle casette , grazie a sistemi di filtrazione e a lampade UV, subisce ulteriori trattamenti, che dovrebbero migliorarne la qualità ma le analisi parlano chiaro: il confronto tra acqua proveniente dalle fontanelle pubbliche e quella prelevata dalle case dell’acqua dimostra che gli acquedotti svolgono bene il loro lavoro. Le due acque dal punto di vista della qualità si equivalgono. Le differenze ci sono, ma non sono apprezzabili. 


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lunedì 17 giugno 2013

Questa svolta tocca a noi

Alza la quota, abbassa le emissioni!

Un libro indispensabile per capire e rendere concreto
un cambiamento epocale già in corso!
"Questa svolta tocca a noi. Guida alla transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili per famiglie, imprese, comuni"

La rivoluzione energetica c'è già: i protagonisti della transizione siamo noi. Questa guida spiega che cosa possono fare a famiglie, imprenditori e pubblici amministratori.
Il 90% dell’energia in Italia deriva infatti ancora da fonti fossili: petrolio, gas e carbone inquinano, alterano il clima e sono quasi esaurite. Questo manuale - ispirato al “Manifesto per l’energia sostenibile. Dalle fossili alle rinnovabili” di EnergoClub Onlus - spiega in modo accessibile che cosa fare per “svoltare” verso le fonti rinnovabili e passare a un’economia carbon free. 
Le famiglie impareranno, con la guida di 30 esperti qualificati, a ridurre gli sprechi domestici, comparare preventivi per installare un impianto fotovoltaico, apprezzare i vantaggi dei veicoli elettrici o dei gruppi d’acquisto per l’autonomia energetica. Le imprese scopriranno gli strumenti - quali LCA e simbiosi industriale - per migliorare la competitività e comunicare la propria sostenibilità. Le amministrazioni saranno guidate passo per passo - dall’adesione al Patto dei Sindaci fino alla smart city - nel loro percorso di transizione. Con un’intervista a Ellen Bermann, presidente di Transition Italia.
Vai su Produzioni dal basso per prenotare il libro a soli 10 euro (prezzo di copertina 12 euro, disponibile da luglio).Scarica qui il PDF con tutti gli autori, l'indice e l'introduzione di Gianfranco Padovan, presidente di EnergoClub Onlus.
Il libro è a cura di EnergoClub Onlus opera dal 2005 per favorire la conversione del sistema energetico attraverso la promozione di un uso sostenibile delle fonti rinnovabili, l’educazione all’uso razionale delle risorse, la tutela e valorizzazione della natura e del territorio: www.energoclub.org,www.energeticambiente.it, www.soleinrete.it 

lunedì 22 aprile 2013

Fame di Terra


Oggi 22 aprile, come accade da ben 43 anni (dal 1970) è la Giornata Mondiale della Terra. Indetta dalle Nazioni Unite, vede l’adesione formale di 175 Paesi e una miriade di associazioni e soggetti vicini al mondo dell’ecologia, ma non soltanto. È una giornata per ricordarci il valore di ciò che calpestiamo, respiriamo, usiamo, mangiamo, ammiriamo, abitiamo. Un insieme di valori che molti non vogliono o fanno fatica a riconoscere, ma che a ben vedere è ineluttabile nelle nostre vite.

Non è un caso che, per esempio, il business del momento sia il land grabbing. La ruberia di terre, soprattutto in Africa, dove il fenomeno sta assumendo proporzioni ben al di là di ogni civile tolleranza, visto che può essere molto redditizio, e di cui purtroppo a volte ci rendiamo complici senza neanche saperlo, magari comprando fondi d’investimento non molto trasparenti che finanziano Governi o compagnie che fanno incetta di terre fertili a scapito delle popolazioni locali. I Governi africani, in un misto di corruzione e desiderio disperato di attrarre finanziamenti, arrivano perfino a concedere diritti di sfruttamento gratuiti, o a prezzi ridicoli, a chi voglia investire. E, visto che un sistema catastale in Africa non esiste, le popolazioni locali si trovano espulse da un giorno all’altro dai terreni che coltivano dalla notte dei tempi. Non è un modello di sviluppo accettabile, è una delle più grette forme di neo-colonialismo. Togliere la terra è togliere la vita, è togliere la libertà di vivere e nutrirsi secondo la propria cultura.
Non è un caso nemmeno che in Colombia il processo di pacificazione tra il Governo e i guerriglieri delle Farc sia oggi affidato come mediatore al Ministro dell’agricoltura: l’oggetto del contendere principale è la terra, il tipo di sfruttamento che si vuole attuare sui terreni coltivabili. Piccoli contadini e realtà famigliari da una parte, che garantiscono la sussistenza alimentare; grandi compagnie o latifondisti dall’altra, con unico fine il profitto.

Ovunque si vada, la terra oggi è un problema. Risorsa di cui c’è gran fame. Su cui ci si scontra per come usarla: spremerla come un limone o farla fruttare in maniera rispettosa. Anche in Italia è elemento critico: gli affitti sono sempre più cari per la grande domanda da parte dell’agro-industria, un giovane che voglia tornare alla terra fa una fatica immane a permetterselo, tra prezzi insostenibili, poca disponibilità di terreni liberi, trafile burocratiche al limite del kafkiano.
Però diamo fiducia a chi vuole tornare alla terra. È nell’interesse di tutti, perché solo una pacifica interazione, senza puro sfruttamento, garantisce un futuro. La Terra produce, per questo fa gola. Ma non produce soltanto cibo. Per restare in Italia, o se volete in Europa, produce bellezza, esistenze felici, paesaggi con un immenso potenziale turistico e produttivo. Diamo fiducia a chi vuole tornare a coltivarla, curarla, amarla in virtù di un rapporto più stretto e simbiotico di quello che ha la media di ognuno di noi. Sì, perché è inaudito che si continui a fare finta di nulla di fronte allo scempio che sta subendo il nostro Paese. Accade a un ritmo esponenziale, folle, si consuma suolo fertile, si cementifica, si deturpa il paesaggio e si pregiudicano tutti i valori, materiali e immateriali di cui la terra, bene comune, è portatrice. I dati più recenti dell’Ispra (Istituto Superiore di Ricerca Ambientale) non lasciano spazio a dubbi: in Italia vengono ricoperti di cemento o asfalto otto metri quadri al secondo di terreno libero. Non si può andare avanti così, cosa mangeremo? Cosa venderemo ai turisti? Come partiremo, cambiando paradigmi, per lasciarci la crisi alle spalle?
Intanto celebriamo la Terra, nella sua giornata mondiale, e magari uniamoci alla Marcia organizzata per domenica 21 aprile dal Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio (tutte le info su www.salviamoilpaesaggio.it). In tutta Italia, in molti comuni e capoluoghi, i cittadini che hanno a cuore questa risorsa infinitamente preziosa, ma purtroppo finita, si uniranno per una festa pacifica e colorata, per sensibilizzare sul consumo del suolo fertile nel nostro Paese. È il caso di sostenerli, di sostenerci e marciare insieme. È il caso di pensare seriamente a quanto vale, la nostra Madre Terra.
Carlo Petrini, da La Repubblica del 18 aprile 2013 






giovedì 11 aprile 2013

"Pop Economy". In attesa dello dell'edizione 2013 ...


La conferenza teatrale Pop Economix ci permette di ripercorrere e comprendere i passaggi della crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo e ci aiuta ad essere più consapevoli dell’incisività delle nostre scelte. Grazie ad un pizzico d’ironia, l’esposizione risulterà gradevole a tutti. 
“Pop Economy” ha ricevuto davvero molti consensi.
Riporto un commento di Sara 21 anni: “A proposito di Pop Economy credo che la semplicità espositiva con cui questa rappresentazione spiega la crisi nelle sue cause e nelle sue conseguenze sia sorprendente. Anche e soprattutto perché è comprensibile per persone non esperte in materia.”

mercoledì 27 marzo 2013

Papa Francesco: potenti, custodite l'ambiente e il creato


Papa Francesco, durante la messa di inaugurazione del suo pontificato, non ha mancato di rivolgersi ai potenti, chiedendo loro - per favore - di rispettare l'ambiente e l'intero creato. Avere a cuore i creato, per i credenti, dovrebe significare prendersi cura delle creature di Dio e dell'ambiente in cui ognuno di noi vive.
Dovrebbe signidicare inoltre ricordare di mostrare il proprio rispetto per gli altri, a partire dai più deboli, anziani e bambini. Si tratta di un messaggio che non andrebbe sottovalutato, in quanto, come ci si potrebbe aspettare da parte di coloro che non rispettano innanzitutto i propri simili, una reale attenzione nei confronti dell'ambiente?
Le parole del nuovo Papa sono state rivolte soprattutto ai potenti, a coloro che nel mondo occupano una posizione rilevante nel prendere decisioni che possono interessare l'intero pianeta, che dovrebbe essere considerato come un dono da rispettare da parte dei credenti – e non solo – oltre che come un'eredità da proteggere, in modo che possa essere destinata alle prossime generazioni che lo abiteranno.
E' possibile ipotizzare che il richiamo del Papa all'importanza di proteggere l'ambiente in cui viviamo sia correlato alla figura di riferimento alla quale egli si è ispirato per la scelta del nome di Francesco. San Francesco è noto nella tradizione della Chiesa e viene ricordato come un Santo che non soltanto ha scelto di vivere in povertà, ma anche come colui che ha deciso di esprimere la necessità di rispettare la terra attraverso le proprie preghiere.
Nel celebre "Cantico delle Creature", la terra è una vera e propria madre, che con i suoi frutti e le sue erbe dona sostentamento all'umanità e ad ogni essere che la popola. Non è necessario essere credenti per comprendere un messaggio così immediato. Se il rispetto del pianeta verrà accantonato, ad un certo punto la terra non sarà più in grado di offrire le risorse necessarie alla nostra sopravvivenza. Chi detiene ruoli di responsabilità in campo economico, politico e sociale – come sottolineato da parte del Papa – non dovrebbe dimenticarlo.
Il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha commentato così il discorso del Papa che ha chiesto a chi ha ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale di essere custodi della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura e dell'ambiente: “La preghiera di Francesco per la salvezza del creato è il miglior viatico per la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà alla fine di luglio a Rio de Janeiro”  - ha sottolineato il Ministro, ricordando come nel contesto della Giornata Mondiale della Gioventù sarà organizzata una giornata dedicata all'ambiente ed alla sostenibilità, in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente, che si dichiara "orgoglioso e felice di essere il partner di questa iniziativa che rappresenta un forte segnale di speranza per tutta l’umanità”.
(fonte: greenme,  Marta Albè)

martedì 19 marzo 2013

TRAME SANE incontri informativi sul tessile etico e sostenibile



Sabato 23 marzo e sabato 20 aprile dalle 14,30 alle 18,30
Auditorium Pierangelo Bertoli via Pia 108 Sassuolo

Organizzato dal Gruppo Tessile dei G.A.S. Reggiani e Modenesi
in collaborazione con Legambiente – Mo
Il tessile è uno dei più importanti settori dell'economia mondiale, il settore industriale più esteso al mondo in termini di fatturato e manodopera.
Difficili le scelte consapevoli anche perchè la filiera economica, umana e sociale che sta dietro agli abiti è interminabile. Una catena spesso pericolosa per le persone e l'ambiente: quello che indossiamo può avere effetti estremamente dannosi sulla nostra salute e sul mondo che ci circonda.
Ci poniamo domande a cui non è facile dare risposte: cosa si nasconde nel nostro guardaroba? è meglio il cotone o il poliestere? ilkm zero esiste? è praticabile la filiera corta? quello che leggiamo sull'etichetta è tutto vero?....
Abbiamo invitato due esperti, studiosi, scrittori, e attivisti del settore a presentarci le loro ricerche ritenendo che la condivisione di informazioni e conoscenze sia fondamentale per acquisire consapevolezza.

23 marzo 14,30/18,30 Deborah Lucchetti *
LA GLOBALIZZAZIONE DAL CAMPO ALL’ARMADIO
Capire le dinamiche economiche della filiera tessile e diventare protagonisti con il consumo critico

20 aprile 14,30 / 18,30 Alberto Saccavini **
MODA E SOSTENIBILITA'
  • La sostenibilità ambientale e sociale nella filiera tessile
  • Le buone pratiche nella produzione di materie prime e tessuti

*Deborah Lucchetti: ha un'esperienza pluriennale nel mondo sindacale e nelle imprese multinazionali, esperta di lavoro, diritti umani, globalizzazione e fair trade. Presidente di Fair – cooperativa sociale, portavoce della Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign

**Alberto Saccavini: esperto di moda sostenibile e commercio equo e solidale, lavora in Italia e all'estero per cambiare il mondo con ago e filo

16,30 – 17 pausa caffè e torte bio a cura di Elena Diversi di Podere Erba Buona (il punto bar sarà in funzione dalle 14)

Per informazioni : Giancarlo Iacheri 3386038003, Claudia Manfredi 3286839488

Il Gruppo Tessile dei G.A.S. Reggiani e Modenesi (gastessile@libero.it) aderisce a C.R.E.S.E.R. (coordinamento regionale economia solidale Emilia Romagna - www.creser.it)

ROSARNO: razzismo di stato e strategia dell’abbandono


Rosarno atto secondo. Qualunque cosa succeda all’epilogo, la trama di questo film è già delineata nei suoi elementi essenziali, a definirlo come un remake dell’antecedente capitolo intitolato “La rivolta di Rosarno”. Cambia l’epilogo, però, ché a dispetto degli allarmi, dannosi e irresponsabili, urlati da diversi politici e ripresi con sensazionalismo dalla stampa, nessun fantasma di nuova rivolta s’aggira per i campi della piana. A rendere più drammatica la storia invece, questa volta, un morto, anzi due… a farci capire come la violenza evidente esplosa in strada nel 2010 da entrambe le “parti” sia stata solo manifestazione occasionale di una violenza più profonda e feroce, quotidiana, strutturale.
Perché chi muore per una rissa, come il ragazzo ucciso in tendopoli a settembre, o per un “incidente” annunciato, come il giovane padre di 34 anni travolto qualche giorno fa in contrada Fabiana, non è solo vittima di chi ha materialmente compiuto il fatto. È soprattutto vittima delle circostanze che quel fatto hanno reso possibile e di chi quelle circostanze ha determinato, tanto più quando sono circostanze nient’affatto inevitabili e fatali, anzi evitabilissime, se solo lo stato, in entrambi i casi, avesse adempiuto ai suoi doveri. Vittime dello stato, questo sono. Delle leggi che ne determinano la condizione legale di precarietà e dell’indifferenza verso le condizioni di vita di chi in questa precarietà è costretto a muoversi e, quindi, a vendersi. Per dirlo con una metafora, se si tende un filo a 100 metri d’altezza, tra i due poli della “clandestinità” e della “regolarità”, e s’inducono masse di persone a percorrerlo in gara per raggiungere la meta, è inevitabile che prima o poi qualcuno cada.


È proprio questo il gioco di uno stato criminale e irresponsabile, ch’è venuto in pompa magna a Rosarno e con la voce del Ministro Riccardi ha dichiarato che niente sarebbe stato più come prima, all’annuncio dell’apertura della tendopoli resa effettiva nel febbraio di quest’anno per eliminare i vergognosi ghetti. Oggi che la tendopoli viene pian piano assorbita da un ghetto di baracche costruite nel fango, noi constatiamo che invece tutto è proprio come prima, solo che i ghettizzati sono stati deportati nel deserto della zona industriale per non disturbare. Tutto è come prima a cominciare dalla consapevole indifferenza delle istituzioni nazionali alle condizioni in cui da vent’anni in questo ed altri territori si trovano a vivere migliaia di braccianti stagionali. Gente ch’è qui per lavorare, sennò non ci verrebbe a stagione ma ci resterebbe sempre… gente che da tanti anni gira le campagne d’Italia e tiene in vita un’agricoltura che scarica sul costo lavoro le strozzature del mercato. O ancora gente che ha conosciuto altri lavori e altre condizioni di vita, altri progetti oggi spazzati via dalla crisi.
Per loro, la linea del rigore inaugurata dal governo tecnico e benedetta dal Presidente della Repubblica vuol dire che se non servono più devono scomparire, nascondersi come topi o meglio tornare a casa o morire. Una linea del rigore a due velocità: una rapida e determinata per le grandi e futili infrastrutture come la TAV, una ferma sul binario morto delle opere di prossimità che aiutano la vita di un territorio, come l’illuminazione e la sicurezza stradale, le piste ciclabili… Per questo governo come per gli altri, come per la maggior parte delle istituzioni locali, è normale che nelle strade trafficate da braccianti a piedi e in bicicletta, al buio, la sera, che si spostano dal lavoro a “casa”, non ci sia illuminazione, non piste ciclabili, non limiti di velocità appositi. È stato normale per vent’anni fino a diventare naturale, tanto che nessuno ha pensato a sollevare il problema anche dopo la tragedia dell’altro giorno. Poco conta che non tornasse dal lavoro, il povero Dyaby, che invece tornasse dalla spesa… questa è una morte sul lavoro, per il lavoro, e mai come in questo caso si può dire ch’è una morte nera, a sporcare la coscienza di tutti, imprenditori, uomini pubblici e semplici cittadini indifferenti.


Li vogliamo nei ghetti, che siano casolari diroccati occupati abusivamente o campi di contenimento con tende o container, o ancora “villaggi di solidarietà” fatti di cemento e prefabbricati. Come ci arrivano poi al lavoro o a fare la spesa, è un problema loro… e anche se muoiono, inevitabilmente, al di là delle manifestazioni di rituale cordoglio, resta un problema loro. E tutto questo a costo di spese ingenti, che giustificherebbero le opere minime di cui sopra o ancora trasporti pubblici, per tutti, anche tra diversi paesi, cosa che renderebbe più facile la mobilità a chiunque e possibile un’ospitalità ai braccianti diffusa tra vari centri… magari dentro case sfitte da riqualificare, a migliorare l’aspetto dei paesi e dare un po’ di respiro all’economia locale. Se è vero che per l’allestimento della tendopoli si son spesi 500.000 € e che 300.000 ce ne vorranno per lo smantellamento, è facile considerare come la stessa somma avrebbe provveduto un posto comodo, in appartamento per 4, a 2.000 braccianti per due stagioni, lasciando questi soldi in un territorio che di solito vede flussi di denaro significativi solo in quanto legati all’economia mafiosa. In un mondo migliore, questo percorso virtuoso sarebbe stato intrapreso con decisione istituzionale all’indomani della rivolta e oggi, a tre anni, ne vedremmo i primi risultati. Ma questo succederebbe in un mondo ideale. In quello esistente, sempre più simile al peggiore possibile, lo sfruttamento organizzato dall’alto vuole la separazione e il controllo, a ogni gruppo la sua mansione, compresi i disoccupati, così nella gerarchia della povertà ognuno sta al suo posto e se si arrabbia se la prende con chi sta più sotto. E ben venga anche un accadimento come la rivolta a fare di Rosarno il mostro, il capro espiatorio locale di una questione che è nazionale… scaricare su un territorio che soffre la sofferenza di quest’umanità è una pratica istituzionale ormai consolidata che si evidenzia vieppiù con l’isolamento dei comuni come Rosarno e San Ferdinando, soli a cercare soluzioni d’accoglienza che animano di buone intenzioni la cattiva pratica del contenimento in campi, privati persino dell’interlocuzione da una Regione che non può avere la soluzione in tasca, certo, ma avrebbe sicuramente il dovere di occuparsi di quanto accade invece di ostentare un arrogante disimpegno. Capiamo la loro disperata solitudine ma non giustifichiamo chi, insieme alla denuncia di condizioni gravi, agita lo spauracchio di tensioni tra gli africani, funestando il senso comune dei cittadini con l’incubo di una polveriera pronta ad esplodere… alimentando un’intolleranza ch’è figlia del disagio sociale e canalizza l’insicurezza in aggressività diffusa.
Nell’affannoso accavallarsi di dichiarazioni irresponsabili e penosi rimpalli istituzionali dell’ultimo mese, “Africalabria, uomini e donne senza frontiere, per la fraternità” ha continuato il suo lavoro di sempre. Abbiamo riflettuto e discusso, calabresi ed africani, sulla situazione difficile e incresciosa che s’è generata nella tendopoli di San Ferdinando. Siamo andati a parlare con quelle persone, a conoscere chi vive in quelle condizioni estreme a due passi da casa nostra. Tutti contenti di vederci arrivare, di parlare con noi, di “essere parlati” come direbbe Corrado Alvaro.


Abbiamo visto sofferenza, abbiamo visto esasperazione, abbiamo visto disperazione, lo star male che rende gli uomini aggressivi tra loro per contendersi una coperta… ma non abbiamo visto pericoli di rivolta. Non siamo indovini, non pretendiamo di sentenziare per il futuro, tanto più quando l’irresponsabilità istituzionale sembra in grado d’accendere con la benzina d’interventi scomposti anche la legna bagnata. Ma noi quel fuoco che cova di cui si parla non lo abbiamo trovato. Né guardandoci intorno ci sembra di trovare una situazione inedita…
Si parla di invasione. Noi diciamo che i numeri di quest’anno sono maggiori di quelli dell’anno scorso, ma simili a quelli che per tanti anni fino al 2010 hanno popolato la stagione degli agrumi. Si dice che non ci sono soldi. I Comuni di certo non li possono avere e va detto che hanno fatto tutti gli sforzi per realizzare le strutture d’accoglienza che prima non esistevano affatto, ma è assurdo pensare che un governo che ha sperperato miliardi per concentrare e segregare i disperati dell’emergenza Libia non possa affrontare e programmare l’accoglienza di alcune centinaia che ogni anno circuitano in questi territori. Com’è possibile che la Presidenza della Repubblica risponda all’attuale situazione con 450 coperte realizzate con “materiale di seconda scelta e non commerciabili”? come può succedere che un’istituzione come la Curia porti al moribondo un unguento di 10.000 euro, più che un sollievo un’estrema unzione, mentre lì c’è gente che quando piove dorme letteralmente nell’acqua? Se Africalabria, che non ha risorse ne agganci, riesce a far dormire su rete e materasso 60 persone che erano per terra e a portare periodicamente coperte e sacchi a pelo per gli altri, solo con gli aiuti che vengono da cittadini solidali, com’è possibile che altri, molto più potenti, non possano di più?
Mentre scriviamo, giunge notizia che dal comitato per l’ordine e la sicurezza alla prefettura di Reggio Calabria si decide di provvedere 70 tende da 6 posti e qualche centinaio di stufe… le monteranno insieme alle altre nel sito sbagliato o opteranno per quello inizialmente individuato, con gli allacci per le fognature, l’acqua e la luce, in un terreno che almeno non imbarca acqua se piove? Con quali soldi per la gestione? Con quale dotazione per i bagni ora fatiscenti? Con quali tempi per l’installazione? E davvero si pensa di sgomberare prima la baraccopoli e poi montare il secondo campo?! Ci sembra davvero d’assistere a un gruppo di bambini che giocano tra le tende coi cerini…
La verità è un’altra. Se oggi c’è un’emergenza è perché questa è stata creata. Se oggi la Piana è abbandonata, quest’abbandono è pianificato. Se i braccianti africani vengono ignorati, è perché li si vuole invisibili. Se loro vengono qui, è perché ora non c’è altro dove andare e qui, anche quest’anno, le loro braccia continuano a servire. Se l’agricoltura è in ginocchio è perché c’è un sistema che di questa crisi si giova, contando che le clementine si vendano a 20 centesimi e che i disperati continuino a restar tali per essere disposti a raccoglierle a 20-25 euro al giorno.

Noi continueremo, con la campagna SOS Rosarno, a far sì che qualcuno possa vendere gli agrumi a un prezzo giusto e così assumere regolarmente i braccianti africani che coi loro onesti guadagni alimentino l’economia locale, affittando case, facendo la spesa, sostenendo l’agricoltura sana… e arricchendo il territorio d’intelligenze e cultura. Insieme a loro continueremo a fare di tutto per sostenere i disperati che un sistema feroce ricaccia periodicamente qui, usando il nostro territorio come una discarica umana. Continueremo a denunciare le vere responsabilità e lottare insieme a queste persone perché si riconosca loro la dignità di uomini, lavoratori, cittadini. Continueremo a costruire, insieme a loro, nella piana, un futuro diverso, migliore, per tutti.



Da tutt’Italia stanno arrivando aiuti, coi camion che tornano dalla consegna degli agrumi, grazie alla collaborazione con i produttori siciliani de “Le galline felici”, nell’ambito della Rete dell’Economia Solidale del Sud.

Da tutt’Italia arriveranno volontari, grazie al sostegno della rete “Campagne in lotta” che da anni porta avanti un percorso di resistenza contadina e bracciantile.
A tutta l’Italia, che compra più o meno care al supermercato le clementine pagate sul campo a pochi centesimi a costo di tali tragedie, diciamo: è ora che scegliate da che parte stare.
Africalabria, donne e uomini senza frontiere, per la fraternità

Per info solidarietà: http://campagneinlotta.org/



venerdì 4 gennaio 2013

20€ ? No, 15€ e 5 ŠCEC grazie!

Cerchiamo di capire cosa sono gli ŠCEC e l'Arcipelago ŠCEC

Un insieme di persone che voglia farsi Comunità deve prendere coscienza innanzi tutto del principio della responsabilità di ogni individuo, qualunque ruolo esso rivesta, qualunque sia il suo livello di cultura, coscienza, esperienza. Solo questo potrà definirsi vera Democrazia: la partecipazione attiva di ciascuno a quanto diviene, si concretizza e continuamente si modifica nelle cose comuni e nella comunità nel suo complesso.
Ci sono motivazioni che muovono le persone, da sole o in gruppo, ad un agire concreto, costruttivo e positivo e  che prendono avvio da esigenze che hanno superato motivi di contrapposizione per lasciare il posto a moti di collaborazione. Questo è all’origine e fondamento di Arcipelago ŠCEC. 



“Quando il popolo farà strada, i leader si accoderanno” 
 Gandhi

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Tutte le info e  approfondimenti

 www.scecservice.org
i 3 video presenti nell'home page spiegano molto bene 
le motivazioni e il funzionamento di questa splendida iniziativa!
(i video sono stati realizzati con TED)
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Meglio leggere e guardare i video di cui sopra per comprendere bene... ma riportiamo ugualmente una sintesi!

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Gli  ŠCEC sono la conseguenza più logica del perché è nato, di come funziona e, in definitiva, di cosa è Arcipelago  ŠCEC.

Sono il simbolo concreto di un patto, stretto fra persone comuni, imprese commerciali, artigiane ed agricole, fra professionisti ed Enti Locali,  al fine di promuovere localmente lo scambio di beni e servizi accettando una riduzione percentuale del prezzo rappresentata dagli  ŠCEC. Un passo indietro del singolo a beneficio dell'intera comunità locale.

Sono emessi e distribuiti dall'Associazione Arcipelago Šcec in nome della collettività e con criteri  trasparenti; ogni associato avrà diritto alla stessa quantità di  ŠCEC.

Gli ŠCEC sono la rappresentazione dell'atto di fiducia che gli associati si attribuiscono reciprocamente; ovviamente si usano solo insieme agli Euro; rappresentando una diminuzione della spesa, aumentano  di fatto il potere di acquisto delle famiglie che partecipano al circuito di Arcipelago, ma soprattutto agganciano gli euro al territorio arginando l'emorragia di ricchezza e innescando circuiti economicamente e socialmente virtuosi.

Possiamo allora definire gli ŠCEC come una "contabilità" della reciproca fiducia: metro di misura di una solidarietà fattiva, economicamente circolare e quindi per tutti conveniente.

Gli  ŠCEC rappresentano il mezzo per contare la reciproca rinuncia ad una percentuale del prezzo di vendita e così permettere alla comunità di Arcipelago di riconoscersi.

Per motivi di praticità hanno un cambio di 1:1 con l'euro ( quindi uno ŠCEC equivale ad un Euro ) ma, ovviamente, non sono convertibili, possono solo passare di mano in mano, da qui la Solidarietà Che Cammina.

Al momento dell'iscrizione l'accettatore "ovvero il produttore, il commerciante, l'artigiano, il professionista" indica liberamente la percentuale di accettazione dei Buoni Locali, valore che si aggira solitamente tra il 5 e il 30% del prezzo del prodotto o del servizio. Percentuale che potrà variare in qualsiasi momento solo con una semplice comunicazione.

Ogni associato, sia esso fruitore che accettatore, riceve, all'atto dell'iscrizione, 100  ŠCEC. L'obiettivo comune è rendere questa distribuzione periodica fino a divenire mensile. Ciò avverrà nel momento in cui il circuito locale sarà in grado di garantire e permettere una circolazione dei Buoni Locali costante e continuativa.

Gli ŠCEC si contano e si scambiano anche elettronicamente attraverso il ContoSCEC: i Buoni Locali elettronici diverranno una quota sempre più importante nella circolazione totale della ricchezza di un territorio, lasciando al cartaceo le funzioni di ordine sociale e lo scambio tra privati.

Tutto in Arcipelago ŠCEC è libero e gratuito per fugare qualsiasi pensiero di interessi reconditi o nascosti. Ovviamente se qualcuno riconosce la qualità del lavoro che facciamo potrà contribuire alle nostre spese di gestione.

Le attività promosse da Arcipelago ŠCEC hanno avuto l'avallo dell'Agenzia delle Entrate con la risposta all'interpello presentato nel 2009 e hanno superato positivamente anche il controllo della Guardia di Finanza nell'ottobre 2010.


"Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente.
Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda quello attuale obsoleto"
 

Buckminster Fuller

mercoledì 31 ottobre 2012

"Facciamo un pacco alla camorra"

Carissima/o
Il comitato Don Peppe Diana e il Consorzio Nuova Cooperazione Organizzata
sono lieti di presentarvi la campagna 2012 di "Facciamo un pacco alla camorra"

“Facciamo un Pacco alla Camorra” è il risultato di un progetto in rete che vede coinvolte 16 imprese , tra cui   cooperative sociali, imprese che hanno denunciato il racket, associazioni ed il Comitato Don Peppe Diana. L’iniziativa intende promuovere una filiera produttiva etica partendo dalle attività sociali sorte proprio nei luoghi che una volta erano simboli di violenza e di sopraffazione e oggi, invece, sono rinati a nuova vita grazie alla collaborazione tra le istituzioni e tutte le realtà sociali del territorio. Quest’anno l’iniziativa si presenta con un’importante novità I prodotti saranno sottoposti a severi controlli di qualità e venduti con marchio unico ad ombrello “NCO – Nuovo Commercio Organizzato”  attraverso il riuso produttivo e sociale dei beni confiscati alla camorra e dei beni comuni su "Le Terre di Don Peppe Diana". Con il marchio ombrello i produttori si presentano sul mercato con un denominatore comune, senza tuttavia rinunciare alla propria identità. Ma la risposta alla sfida più grande è stata data con l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate nelle attività di recupero e gestione degli stessi beni confiscati. 

A ogni cittadino è richiesto un impegno, uno sforzo per voltare pagina. Acquistare il PACCO ALLA CAMORRA, o promuoverne la vendita è il modo migliore per contribuire allo sviluppo di una economia sociale come antidoto a quella criminale.


Sicuri di avervi fatto cosa gradita in allegato tutte le informazioni utili
(qualche info, descrizione dei pacchi e listino prezzi)




martedì 16 ottobre 2012

L'acqua bene comune (iniziativa europea)


La battaglia per l'acqua bene comune continua e, ancora una volta, abbiamo bisogno del vostro supporto. 
 
Così come in Italia, in molti paesi europei l'acqua non è considerata un diritto ma una merce da vendere e comprare
.

Finalmente, però, è possibile sottoscrivere un proposta di iniziativa europea perché le risorse idriche siano messe fuori dal mercato e dai processi di privatizzazione in tutti i paesi europei.
In che modo? Attraverso il nuovo strumento legislativo di democrazia diretta dell'ICE (iniziativa dei cittadini europei). Per presentare un'ICE servono un milione di firme da almeno sette paesi dell'unione.
Come si fa a sottoscrivere? Basta andare su www.acquapubblica.eu, è semplicissimo e bastano pochi minuti.  

Scegli di essere parte delle decisioni. Scegli per l'acqua diritto umano universale. In Italia e in Europa. 
Firma e fai firmare per l'acqua diritto umano universale!
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Una catastrofe certificata da un'azienda italiana!

300 morti nella fabbrica tessile pakistana. 
Una catastrofe certificata da un'azienda italiana

Esattamente un mese fa stava per scoppiare il terribile incendio nella fabbrica tessile Ali Enterprises pakistana, dove poi persero la vita circa 300 persone. A quella stessa fabbrica, solo un mese prima, era stata concessa, dalla società italiana di ispezione RINA accreditata dal sistema SAI, la certificazione SA8000 che dovrebbe attestare il comportamento eticamente corretto delle imprese. Ad oggi nessun acquirente internazionale della fabbrica si è fatto avanti per risarcire le vittime della tragedia e nè RINA né SAI hanno intenzione di collaborare per rendere pubbliche le informazioni in loro possesso.  

In queste ore SAI sta tenendo una riunione del suo Advisory Board a Bologna. La Campagna Abiti Puliti chiede trasparenza e le informazioni necessarie per fare giustizia.




lunedì 24 settembre 2012

Trame Sane

Moda etica, solidale e sostenibile
Il Gruppo Tessile dei G.A.S. di Modena e Reggio Emilia promuove: Trame sane - Piccola Fiera del Tessile Ecosostenibile che si svolgerà il 6 e 7 Ottobre 2012.

Sarà un occasione per toccare con mano le realtà che producono moda etica, solidale e sostenibile e fare acquisti consapevoli direttamente dai produttori di abbigliamento, intimo e calzature presenti in fiera.


Partecipate numerosi e diffondete l'iniziativa! E' un'opportunità da non perdere per passare una bella giornata insieme, conoscere gli altri gruppi di acquisto del territorio e le realtà che operano nell'ambito dell'economia alternativa. 

Per tutti i dettagli scarica la locandina dell' evento.



domenica 16 settembre 2012

Fabbriche di uova!

Galline e uova negli allevamenti intensivi


Ecco perchè vogliamo sapere da dove arrivano le uova che mettiamo sulle nostre tavole!
La nostra attenzione si volge anche alla possibile "bufala" delle uova certificate con marchio bio ma che poco hanno a che fare con la logica del biologico, dell'eco-sostenibilità e del rispetto per la natura. Conoscere il fornitore e la sua azienda rimane per questo motivo una delle regole principi. 

"Un'investigazione di essereAnimali all'interno degli allevamenti di galline ovaiole. Il nostro obiettivo è quello di portare alla luce immagini attuali e provenienti da ogni tipologia di allevamento intensivo (in Gabbia, a Terra, all'Aperto e Biologico) praticato in Emilia Romagna, per rendere pubblico quello che quotidianamente questi animali devono sopportare per soddisfare un consumo di uova che a molti può sembrare privo di sfruttamento.

A partire dalla fine del Dicembre 2011 e per i due mesi successivi, abbiamo individuato più di 50 allevamenti nelle province di Bologna, Cesena, Ferrara, Forlì, Ravenna e Rimini. In 27 di questi abbiamo filmato e fotografato le condizioni degli animali imprigionati, ottenendo più di 15 ore di registrazioni video e oltre 1000 fotografie." 

mercoledì 5 settembre 2012

Marcia mondiale per la sovranità alimentare


Fino al 16 ottobre, Giornata Mondiale Onu per l'Alimentazione, Mani Tese Ong/Onlus organizza una serie di iniziative per promuovere e rendere attivo l'impegno per il diritto al cibo buono, democratico e sostenibile: una “marcia virtuale” online, aperta a tutti e gratuita sul sito www.foodforworld.org. 

Garantire un'alimentazione di qualità, il rispetto dell'ambiente, la valorizzazione del lavoro contadino e lo sviluppo delle produzioni e dei mercati delle popolazioni di ogni parte del mondo: è l'obiettivo della Marcia mondiale per la sovranità alimentare, viaggio virtuale in giro per il mondo, che, a partire da settembre e fino al 16 ottobre, si propone di sensibilizzare e rendere attivo l'impegno della collettività a favore della promozione del diritto al cibo e per sostenere i progetti e l'impegno di Mani Tese, organizzazione non governativa che da 48 anni combatte la fame e contrasta gli squilibri tra Nord e Sud del pianeta.

La partecipazione alla marcia virtuale avviene online, aperta a tutti e gratuita: basta caricare una propria foto o un'immagine e lasciare un messaggio sul cibo sul sito www.foodforworld.org.

Tredici città italiane (Milano, Roma, Napoli, Genova, Bologna, Firenze, Catania, Padova, Venezia, Mestre, Rimini, Finale Emilia, Verbania) ospiteranno iniziative ed eventi ad essa collegata: momenti di incontro con cittadini e studenti delle scuole, dibattiti, pedalate solidali, animazione con artisti di strada, mercatini biologici e di prodotti a chilometro zero.

Inoltre, Mani Tese, attraverso queste iniziative, vuole diffondere il suo "Decalogo sulla Sovranità Alimentare" e promuovere la raccolta di firme per la Petizione "Sovranità Alimentare in Europa, ora!".

Vediamo alcuni punti di questo decalogo: compra prodotti freschi e di stagione; serviti il meno possibile presso la grande distribuzione che strozza i piccoli produttori e inquina con imballaggi inutili e costosi; bevi acqua del rubinetto che significa zero chilometri, zero plastica, zero speculazioni; non comprare merci delle multinazionali alimentari che sono oggetto di boicottaggi internazionali.

Infine, nel mese di ottobre, in nove teatri italiani sarà portato in scena lo spettacolo teatrale "Quando mangio mi sento un re", che vedrà sul palco il comico Diego Parassole, la cantante jazz Cinzia Tedesco e la pittrice Rosalba Falzone, impegnati in una performance teatrale creata per sorridere e far riflettere.

La marcia si concluderà a Milano il 16 ottobre, Giornata Mondiale per l'Alimentazione. L'iniziativa è l'evento conclusivo di "Food for World", la campagna triennale (2010-2012) europea lanciata dall'associazione per sensibilizzare al tema della Sovranità Alimentare. «È il diritto di scegliere le proprie politiche di produzione, vendita e consumo di cibo che va riconosciuto a ciascun popolo - spiega Giosuè De Salvo, Responsabile Campagne di Mani Tese e del Progetto Sovranità Alimentare -. Promuoverlo significa difendere l'agricoltura su piccola scala e i mercati locali, garantire l'accesso alla terra, all'acqua e alle sementi tradizionali, rendere più equo il controllo delle filiere agro-alimentari, correggere gli stili di vita non sostenibili».

Per info: marcia@manitese.it; www.manitese.it; Numero verde: 800 552 456.

Fonte: Nigrizia - 30/08/2012